milano aiuta la freddezza, l'indifferenza, l'alienazione.
sono distante da tutti, sono lontana da me stessa.
max grida, tace, fissa il vuoto, corre, rompe, salta. lo fa. non sa perchè. morde. non sa perchè. scappa, da sè stesso.
e arriva nel paese delle creature selvagge dove i mostri non fanno facce tenere ma gli chiedono con occhi grandi e gesti cauti se sa curare la tristezza. (la tristezza si può curare? da dove viene la tristezza?). max è re delle creature selvagge e comincia il putiferio.
max grida, tace, fissa il vuoto, corre, dorme ammucchiato con i suoi mostri, sente il calore di uno spazio dove può essere se stesso senza limiti.
essere chi, max non lo sa ancora. non capisce perchè ha morso la mamma e non capisce perchè lei non comprende quel morso.
sa che a casa pezzi di lui non hanno spazio e non possono
roar their terrible roars and gnash their terrible teeth and roll their terrible eyes and show their terrible claws. nel paese delle creature selvagge lui può essere ciò che vuole, ciò che non sa ancora di essere.
prova a costruire una casa. una casa gigante dove vivere da re con le sue creature, ma quelle creature sono complicate quanto lui. e lui una casa ce l'ha.
e allora torna.
e sorride perchè mamma non capisce (chi al mondo, poi, sa davvero capire gli altri?) ma accetta.
l'aria di milano è immobile.
e io sono max: urla che non posso urlare, denti che non posso digrignare, sogni che non posso fare, pareti che non posso scavalcare.
perchè evadere da ciò che è casa? perchè partire come max, o come chris, entrambi selvaggi (wild)?
ci sono - dentro tutti i bambini - urla soffocate, spazi incontrollati, reazioni sfuggenti e gesti incomprensibili. lacrime che esplodono sui sorrisi, sorrisi che risalgono i solchi lasciati dalle lacrime.
impariamo a controllarci, a uniformare le nostre reazioni, a moderare i toni.
soffochiamo tra le pareti di una casa che ci esige dentro le sue quattro mura.
fuori c'è il paese delle creature selvagge, dove non possiamo pretendere certezze sulla nostra identità, ma dove abbiamo il privilegio di viverla, quella identità, nelle sue mille sfumature (e paure).
ed è solo vivendola che la si può intuire. mai afferrare, mai controllare.
max scappa perchè ciò che lo protegge lo limita.
e torna perchè ciò che lo limita, una volta evaso, rimane una protezione che da lui non pretende più nulla.
partito per diventare il re delle creature selvagge, max impara a dominare il mondo da cui è scappato.
il significato più profondo, intimo e personale del viaggiare sta tutto in quella fuga disperata e in quel ritorno sereno.
a casa, a noi stessi.